Abbattere il tabù

Cambiare sguardo sulla morte e sulla vita

Il tabù della morte - with Guidalberto Bormolini

La vice-sindaco Stefania Saccardi all’inaugurazione di Abbattere il tabù

In fondo alla pagina potete trovare le registrazioni complete degli eventi.

Nella primavera 2013 a Firenze ha preso avvio una nuova iniziativa culturale denominata  Abbattere il tabù, che avendo avuto un  notevole riscontro, verrà riproposta in tutte le grandi città della Toscana.

Affrontare l’ultimo tabù

Come evidenziano numerose ricerche, dal secondo dopoguerra c’è stato un cambiamento radicale a livello sociale nel rapportarsi con la morte e il morire. La negazione della morte, la sua esclusione dalle espressioni culturali più diffuse, o più ancora una sorta di interdizione a parlarne, ha creato una condizione assolutamente inedita nella lunga storia della civiltà occidentale. L’idea di questo progetto è nata dal desiderio e dalla speranza di trasmettere all’uomo moderno un’immagine positiva dell’ultimo viaggio. Abbiamo  coinvolto alcune personalità del mondo della cultura, che hanno accettato la sfida a parlare della morte con un linguaggio nuovo, positivo, che sappia attingere anche al mondo dei simboli, che dia spazio alla speranza e che riporti il concetto della morte all’interno della vita, inteso come processo naturale e significativo.

La programmazione culturale “Abbattere il tabù”

La risposta all’iniziativa proposta dalle associazioni Tuttoèvita, I Ricostruttori e Agenzia formativa Caritas è stata molto vivace. Innanzitutto la grande partecipazione agli incontri, ma anche la risposta delle Istituzioni che hanno collaborato attivamente al progetto: l’Assessorato al welfare del Comune di Firenze, la partecipazione della Vicesindaco Stefania Saccardi che ha pubblicamente sostenuto il progetto, il Sindaco del Comune di Lucca che ha inaugurato il ciclo

Franco Cardini

prof. Franco Cardini

lucchese, le parrocchie del Centro storico di Lucca, la Biblioteca delle Oblate di Firenze. Il tutto è stato patrocinato anche dalla Società Italiana Cure Palliative e della Federazione Cure Palliative. Molte personalità hanno colto l’invito a parlare della morte colorandola di nuovi significati che allontanino i timori  dell’uomo moderno così  atterrito dall’eventualità di

dover morire; fra questi grandi uomini di cultura ricordiamo il professor Franco Cardini, docente universitario, medievista e scrittore, che ha affrontato il tema della morte nell’immaginario del Medioevo; il saggista e psicoterapeuta Piero Ferrucci, che ha cercato di trasmettere l’idea che la morte può dare un senso alla vita;  Antonia Arslan, di origini armene, docente universitaria e scrittrice, che dopo aver vissuto l’esperienza di risveglio dal coma riconosce la possibilità di presenze rassicuranti di fronte alla morte; il professor Giorgio Nardone,

Giorgo Nardone

prof. Giorgo Nardone

psicoterapeuta e saggista di successo, che è partito dall’esperienza personale di accompagnamento della propria madre e ha raccontato della morte del suo affezionato maestro Paul Watzlavick, parlando della possibilità di una “buona morte”.

In un secondo ciclo sono intervenuti il matematico e psicanalista Haim Baharier, rabbino ebreo ed allievo del filosofo

Lévinas, che attingendo alla ricca tradizione mistica ebraica ha dato stimoli preziosi per «togliere il terreno sotto i piedi a questo tabù»; il professor Umberto Curi, filosofo e docente universitario, che partendo dai miti greci ha raccontato come si possa imparare a morire con un sorriso sulle labbra considerando la morte come l’esperienza più importante e significativa della propria vita;  la professoressa Angela Ales Bello, filosofa e docente alla Pontificia Università Lateranense, che ha provocato

card. Silvano Piovanelli

card. Silvano Piovanelli

l’uditorio spiegando come sia in realtà impossibile morire attraverso un rigoroso procedimento filosofico; il Cardinale e Arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Firenze, Silvano Piovanelli ha concluso il ciclo con un toccante intervento, passando attraverso la narrazione di storie reali, di persone che hanno saputo dare un senso profondo alla propria morte.

La prima città che ha organizzato la prosecuzione del ciclo è stata Lucca. Ad inaugurare gli incontri sono stati due personaggi che hanno vissuto coraggiosamente una vita dedicata agli altri offrendo dalla loro veneranda età un punto di vista sereno di fronte alla morte: Carlo Molari ed Arturo Paoli. In particolare fratel Arturo Paoli, missionario per anni in America Latina, che ha tenuto l’incontro nei giorni immediatamente successivi al suo 101° compleanno! Un uomo che ha messo in gioco la sua vita molte volte, insignito di numerose onorificenze per avere salvato numerosi ebrei durante la dittatura nazifascista mettendo a repentaglio la propria vita, che ha vissuto missionario durante la guerra di liberazione in Algeria, sul quale pendeva un avviso di morte, appeso su tutti i muri dal dittatore Pinochet in Cile, che ha visto morire molti compagni negli anni delle dittature latino-americane ha avuto il coraggio di affermare che per lui la morte è una dolce attesa, l’incontro con l’Amico tanto amato.

Un linguaggio nuovo per cambiare sguardo sulla vita

Molto del nostro modo di affrontare la vita dipende dalle immagini che immagazziniamo, e troppe di queste sono immagini terribili, piene di giudizio, paure e sensi di colpa. Ma se avessimo il coraggio di imprimere nella nostra mente immagini nuove, potremmo spezzare una catena terribilmente negativa. Bisogna proporre linguaggi aperti, inclusivi. In questo campo non si tratta di convertire qualcuno, ma almeno offrire uno spiraglio, far intravedere qualcosa, donare almeno un tocco poetico. Khalil  Gibran, il poeta, dice che un funerale tra gli uomini può essere una festa tra gli angeli! Cerchiamo di porci dal lato della Festa. Abbiamo visto Dacia Maraini immaginarsi che l’occasione di rivedere tanti amici, persi di vista da lungo tempo, e ritrovarli tutti insieme, potrebbe essere una festa, anzi una Grande festa. Possiamo quindi cambiare il modo di nominare e immaginare la triste morte, anche solo partendo da un fatto umano, non necessariamente confessionale.

Forse potremmo un giorno far maturare la nostra cultura al punto di capire che la morte non è l’opposto della vita, ma ne è semplicemente un aspetto, e questo appartiene in modo naturale all’anima collettiva dell’umanità come affermava Jung nei suoi autobiografici Ricordi, sogni e riflessioni.

Registrazioni degli eventi

Paolo Ricca, pastore della Chiesa Valdese, teologo: Riflessioni sulla Vita e sulla Morte.
Convegno del 25 Ottobre 2017, Pistoia